IL CONSUMO CRITICO

« Io non sono una cosa e la mia spesa un’altra cosa. La mia spesa sono io. Che la nostra spesa e il nostro carattere siano due, è il vizio della società. »
- Ralph Waldo Emerson -

Che cos'è il consumo critico?

Il consumo critico non è altro che una modalità di scelta di beni e servizi tesa al miglioramento dell'etica del consumo.
In altre parole il consumatore critico prende in esame, per ogni prodotto che compra o consuma, il ciclo di vita intero del prodotto stesso andando ad analizzarne la ecosostenibilità e dando a questo aspetto un'importanza paritaria sia al prezzo che alla qualità.

In concreto il consumatore critico orienta le sue scelte di mercato in base alle caratteristiche sociali e ambientali del prodotto, nonchè prendendo in esame la modalità di produzione del bene, di trasporto, di smaltimento e non in ultima analisi prendendo anche in esame il comportamento dell'azienda o persona che lo produce.

Ma perchè applicare i principi del consumo critico?

Ogni bene o servizio ha un "costo" sociale e ambientale poichè per averlo così come lo vediamo sono state spese energie sotto forma di:

  • risorse ambientali;
  • energie di produzione;
  • trasporto e distribuzione;
  • lavoro umano:
  • sponsorizzazione del bene o servizio;
  • energie di smaltimento dei rifiuti prodotti dal mio bene o servizio.

Lo scopo ultimo del consumo critico è quello di ridurre il più possibile questo "costo" attraverso un politica che si snoda su due principali strategie:

  1. Ridurre l'impatto sociale e ambientale della propria spesa [ad esempio bere acqua del rubinetto invece di comprarla in bottiglie]
  2. Contribuire con le proprie scelte a influenzare le politiche dei soggetti che calcano il panorama produttivo mondiale


Quando arriva e come si diffonde il consumo critico in Italia?

Come per tutti i movimenti è difficile se non impossibile identificare una data o memento come l'inizio del consumo critico in Italia.
Possiamo però affermare con certezza che quella del consumo critico è un atteggiamento che pian piano si è andato radicando nelle persone e nella società, affinandosi e diventando a poco a poco un vera e propria coscienza sociale.
Uno dei primi scritti che riguardano il consumo critico è la "Guida al Consumo Critico" del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Francuccio Gesualdi edita nel 1996 [al quale poi sono seguite altre guide sempre con l'omonimo titolo].
La Guida definisce il consumo critico come "un atteggiamento di scelta permanente che si attua su tutto ciò che compriamo ogni volta che andiamo a fare la spesa", che si manifesta nella "scelta di prodotti non solo in base al prezzo o alla qualità, ma anche in base alla storia dei prodotti stessi e al comportamento delle imprese che ce li offrono".
Altri termini come "consumo responsabile" o "consumo consapevole" si andarono a formare in un secondo momento e furono dettate da una sorta di evoluzione del consumo critico: prima ci si focalizzava su cosa evitare ora si pone attenzione a tutte le fasi del consumo per determinare cosa scegliere.
Oggi questi tre termini ["consumo critico", "consumo responsabile" e "consumo consapevole"] sono diventati dei sinonimi e vengono genericamente indicati come consumo cirtico.


A metà degli anni '90 il concetto di consumo critico ha iniziato ad entrare anche nelle pubbliche amministrazioni, che hanno iniziato a prendere coscienza degli impatti ambientali delle loro forniture.
Il sistema di acquisti di beni e servizi con minor impatto ambientale, ha preso il nome di "acquisti verdi".

Quali sono i criteri che governano il consumo critico?

Tenendo ben presente che la pratica del consumo critico non risponde in maniera vincolante e determinata a criteri in quanto, in ultima analisi, il suo scopo è quello di abituare i consumatori a porsi delle domande prima di scegliere, possiamo enumerare le seguenti linee guida:

  • Politiche ambientali: si tende ad evitare quelle aziende che con il loro lavoro hanno effetti dannosi per l'ambiente, mentre vengono preferite quelle ch hanno ottenuto certificazioni che ne attestino il basso impatto ambientale.
  • Condizioni dei lavoratori: si tende ad evitare quelle aziende che delocalizzano la produzioni in paesi in cui non sono garsntiti o rispettati i diritti dei consumatori in termini di condizioni di lavoro, orari e salari.
  • Investimenti: si tende ad evitare quelle aziende che investono in settori eticamente inaccettabili [es. gli armamenti]
  • Campagne di boicottaggio: si tende ad evitare le aziende fatte oggetto di campagne di boicottaggio per gravi motivi etici o ambientali
  • Provenienza: si tende a preferire i prodotti locali o comunque i prodotti il più vicino possibile per ridurre il consumo per il trasporto degli stessi.
  • Stagionalità: si tendono a preferire prodotti di stagione in modo da evitare il consumo di energia dovuto alla coltivazione in serra.
  • Fonti energetiche: si tendono a preferire sistemi di riscaldamento e di produzione di energia che utilizzano risorse rinnovabili.
  • Materie prime: si tende ad evitare prodotti fatti di materie prime altamenti inquinanti o rare mentre si preferiscono prodotti a base di materiali riciclati o di cui è garantita la rinnovabilità
  • Consumo energetico: si tende a preferire elettrodomestici, impianti di illuminazione e generici dispositivi elettronici ad alta efficienza energetica.

E' realmente possibile realizzare la pratica del consumo critico?

Il fenomeno del consumo critico non ha confini nettamente marcati, motivo per cui è difficile eseguire una stima esatta degli effettivi militanti.
Alcune ricerche però ci vengono incontro e ci offrono un possibile metro di giudizio per quantificare il numero dei consumatori critici.
Una di queste è la ricerca: "Scegliere il bene: indagine sul consumo responsabile" [PDF] patrocinata dalle ACLI e dall' IRPEF dalla quale risulta che ben il 36% degli italiani abbia adottato nel corso dell'anno precedente qualche pratica del consumo critico.
Per cui possiamo concludere che: si è possibile e realizzabile un consumo critico anche nella vita quotidiana.

Quanto mi costa il consumo critico?

Le considerazioni di natura economica sono le prime ad essere tirate in ballo quando si sentono parlare i detrattori del consumo critico.
Sostanzialmente il consumatore generico si chiede: quanto mi costa alla fine dell'anno aderire ai canoni del consumo critico?
La risposta è niente!!! Anzi è stato dimostrato che essere dei consumatori responsabili può far risparmiare fino a un 19% sul bilancio annuo familiare per la spesa.
Questo è possibile per il fatto che ragionare sui propri consumi porta ad eliminare le spese per beni superflui o a sostituire questi beni con l'autoproduzione [ad esempio il pane o i pasti fuori casa].

Un secondo fattore da non dimenticare è che cercare di risparmiare energia per inquinare meno ci permette anche di risparmiare sostanziosi quattrini nella bolletta.
A questo punto, dimostrato che vi può essere un risparmio economico, c'è chi vi dirà che tenersi informato e trovare i prodotti con le caratteristiche che ricerchiamo ha un costo in termini di tempo.

A questa obiezzioni i "consumatori critici " rispondono che il tempo impiegato per aggiornarsi non è superiore a quello impiegato da un consumatore medio per tenersi al passo delle nuove tendenze della moda, si tratto solo di un cambio di priorità!
Un problema invece reale, e che quindi è bene tenere sotto stretta sorveglianza, è quello relativo all'attendibilità delle informazioni sui vari prodotti o servizi che abbiamo l'intenzione di acquistare e quindi dell'attendibilità delle etichette dei prodotti, delle dichiarazioni delle aziende produttrici e in ultima analisi della credibilità delle certificazioni.

Proprio su quest'ultimo punto è bene non allentare la vigilanza avvalendosi anche di strutture ed organizzazioni [come la Lega Consumatori Rimini] che aiutano il consumatore a tutelarsi ed ad avere il giusto bagaglio di informazioni nel momento in cui decide per un prodotto piuttosto che per un altro.

 

Articolo a cura del Ing. Marco Brussolo

 

Bibliografia:

  • Centro Nuovo Modello di Sviluppo, “Guida al Consumo critico” , EMI
  • Francesco Gesualdi, “Manuale per un consumo responsabile” , Feltrinelli